Bianca, come una mosca

Storia di:

Illustrazione originale di Lorenzo Lodovichi

“Quando mi scopa non vengo non sono mai venuta con lui”

Sudano i cipressi sul profilo delle colline maremmane – colline che sono pianure gonfie di boria di rabbia di fame di vuoto. Lungo la provinciale brilla la Cadillac zaffiro noleggiata per il grande giorno il grande evento il grande sodalizio. La cromatura degli specchietti retrovisori rifrange senza pietà, Laura guarda dietro, dietro niente ma davanti? Non riesce a capire come gli sia uscita una frase del genere non ha mai parlato di sesso con suo padre.

Suo padre occhi verdi capelli a spazzola ancora tutti, il cardigan profumato anche nella mezza stagione, anche oggi che è settembre e spazzola la polvere un vento caldo come una zuppa fredda. Suo padre cosa dirà suo padre? Cosa può dire a cinque minuti dalla basilica le scarpe lucidate il conto prosciugato la speranza di una fine di un inizio di un sollievo?

Laura non sa cosa non riesce ad aggiungere, il tempo scorre più lento della depressione, sono passati almeno tre cartelli stradali e ancora niente – la macchina muta come una bomba. Vuole dire vuole provare a dire qualcosa ma oltre la verità dopo la verità che cosa si può aggiungere?

Svolta e destra la conversazione si rompe:

“Laura, io non so cosa dire, mi dispiace. Cosa vuoi che faccia?”

Laura seni piccoli duri mutandine pruriginose il bianco le sta male l’ha sempre detestato lei viola, viola come un fiore viola come un salmo viola il peccato più lussuoso lei viola viola violante violini violenza. Viola seduta dietro, la Cadillac va avanti, le viene solo da ripetere – la voce questa volta senza più sconcerto, solo aria – “non vengo”.

“Laura cosa faccio? Ti aspettano tutti”

“papà, tu fai venire mamma?”

“Laura, ti prego, non adesso”

“papà, se non ora quando?”

“Ma Laura – continua a ripetere il nome per sincerarsi che la conversazione stava proprio avvenendo con sua figlia, sua figlia, Laura, Laura ti ho vista bambina poi ti ho vista suonare le corde di una chitarra per amore ti ho vista abbracciare una tesi di laurea come fosse un neonato ti ho visto brillare sempre brillare, Laura, Laura, Laura – …”

Non riesce a finire la frase siamo a tre minuti dalla chiesa. Laura dietro immobile come uno scoglio incastonato nei sedili in pelle, bianca ma la faccia non rossa non arancione viola, viola e sudata, arruffata, ma sono peli quelli che spuntano dal mento oppure è solo lo specchietto retrovisore ad essere sporco? Laura che si fa animale, un animale terrorizzato, i suoi denti bianchi ora piccolissimi ora zanne, sono campane quelle che suonano cosa faccio ora cosa cazzo faccio?

“Papà non portarmi in chiesa”

“Dove andiamo Laura”

“Non lo so non in chiesa non voglio sposare Michele”

“Ma ne avete mai parlato avete visto qualcuno un terapeuta una sessuologa”

“Papà non vengo con lui perché – denti aperti, silenzio – ehhh, perchè non gli puzza”

“Cosa”

“Papà, si lava così tanto che non sento l’odore non sento la fame non sento la voglia”

“Laura posso chiamare la mamma io non mi sento di avere questa conversazione”

“Siamo qui io e te, parla con me, è ora il momento”

“Va bene”

Silenzio, denti chiusi.

“Ma lui ti vuole? Insomma gli viene duro? Riesce a entrare?”

“Si papà entra ma è come se fosse una procedura medica è tutto troppo pulito”

“Due secondi di riflessione, la traccia delle ascelle ad alto contrasto sulla giacca in misto lino, niente di riparabile, niente più di riparabile. Cambio di tono, giù di un’ottava come se si scendesse in una caverna di tufo, reperti etruschi e nasi, nasi e labbra, nasi e labbra.”

“Gli hai chiesto di non lavarsi?”

“Si ma non cambia”

“Ti ha mai fatto sesso?”

“All’inizio un poco ma giusto perché mi immaginavo”

“Cosa ti immaginavi?”

“che prima o poi avrebbe iniziato a puzzare”

“l’hai mai tradito?”

“no papà”

“lo tradirai?”

“Papà io non lo voglio cioè si lo voglio lo voglio accanto è lui è Michele ma cazzo cazzo!”

“Il cazzo”

“Cosa?”

“Ti piace?”

“Papà non fare il maschio per piacere. Il punto non è il cazzo se è grande se è piccolo se è storto se tocca qui o tocca lì il punto è che quando lui è eccitato sembra una bambola gonfiabile non ha nessun tipo di odore”

“E quindi?”

“E quindi non lo sento. Io non lo sento. Non sento che mi vuole. Non sento che vuole me i miei umori”

“Laura ti stai fissando. È normale andare in ansia in un giorno così importante.”

“Papà stiamo insieme da cinque anni non sono mai venuta, mi sto fissando?”

Cadillac ferma fuori dal paesino. Fornace nell’abitacolo, lascia il volante, ruota la schiena verso i sedili posteriori, mosche che sembrano nascere dai posaceneri dai cruscotti dagli airbag mosche nell’aria mosche che ronzano un ronzio il vestito bianco ora stracciatella: “Laura, amore mio, figlia mia, amore di papà, ti guardo ma non vedo non vedo non capisco. Laura ora sentimi bene. La verità è indicibile. Tutto si muove attorno alla verità, la stuzzica, ne ruba le briciole o il profilo migliore. Abbiamo i pensieri e abbiamo le labbra. I pensieri sono tuoi, per sempre tuoi. E poi abbiamo le labbra per fermarli. Gonfiale come boe di salvataggio. Tieni per te la tua verità.”

“Che faccio quindi, lo sposo?

“È irrilevante. Ti sto parlando di altro”

“Non capisco di cosa mi stai parlando”

“Hai bisogno di un cazzo che puzza per venire? Trovalo. L’hai mai trovato?”

“Si”

“Chi”

“Non lo conosci. Ci penso quando mi tocco”

“Quando ti tocchi non pensi a Michele?”

“Mi tocco per non pensare a Michele!”

“E perché non stai con quest’altro?”

“Papà sono passati sette anni”

“E ci pensi ancora?”

“Perché tu non pensi a quelle che hai avuto prima di mamma? No Laura, non ci penso. sto bene con mamma.”

“E allora io non sto bene con Michele, voglio stare come tu stai con mamma.”

Motore acceso, mani ormai wurstel bolliti cazzo il volante scotta, come fa a scottare così tanto! Eccesso di peli, avambracci, e barba, persino la cadillac da glabra a irsuta, un crescere di amore ed un crescere di vita ed un crescere di erbe erbe selvatiche amare amare, amare quasi tarassaco, amare, una voglia tremenda di amare, l’amore di un padre per la figlia di una figlia per il padre, ruote che girano lisce come cosce di monaca sulla provinciale la laguna di Orbetello sulla sfondo una giornata chiara un mare mosso un mare calmo un mare mosso un mare calmo niente di viola tutto viola niente di viola tutto una viola.

  • Te l’ho data

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  • Cessica

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  • Bramire

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  • Bzzz

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  • Invisibile, ovunque

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